Valutazione dell'autore

8.5
Valutazione

È finalmente uscito il tanto atteso album dei Suede, Bloodsports (18 Marzo 2013), che segna la riunione e l’avvincente ritorno di un grande gruppo inglese, tra i miei favoriti da sempre.

In effetti ho seguito il gruppo sin dal loro album d’esordio nel 1993, quindi la notizia che si sarebbero riformato dopo la separazione nel 2003 mi ha regalato una bella botta di felicità (e forse per Billy Corgan è valso lo stesso, visto che ricordo di un suo messaggio su twitter nel quale affermava che fosse un peccato che una band come i Suede si fosse sciolta).

Il gruppo non ha mancato di manifestare ai suoi fans il proprio entusiasmo per questa rinnovata collaborazione facendo crescere adeguatamente la suspense su Facebook per la nuova realizzazione, il che ha contribuito a creare l’energia giusta intorno all’album e al gruppo stesso, che giustamente ne aveva bisogno dopo una decina d’anni di letargo.

Considerando il fatto che amo la maggior parte del loro materiale discografico, ho cercato di non piazzare le mie aspettative troppo in alto durante il primo ascolto, per non rimanerne eventualmente deluso. Ma per fortuna Bloodsports si è rivelato essere l’album perfetto per un ritorno perfetto, visto che rappresenta al meglio l’essenza musicale propria ai Suede, e fa di sicuro piacere la conferma che Anderson e il resto dei ragazzi siano in grado, oggi, di produrre canzoni che potrebbero essere state scritte per “Dog Man Star” o “Coming Up”, due album che rinchiudono in sé la parte più memorabile dell’attività del gruppo.

L’album si apre in modo convincente con Barriers, ad indicare una rinascita che ha il gusto di un passato capace di affascinare gli animi del brit-pop, per poi continuare immergendosi in una varietà alternata di ritmi “upbeat” come in It Starts And Ends With You e Hit Me, ma anche di atmosfere romantiche e drammatiche. Se infatti la prima metà dell’album è dedicata all’aspetto più brioso e vivace che la band riesce a proporre musicalmente, la seconda metà rivela quello più melanconico e decadente, con Sometimes I Feel I’ll Float Away e Always che brillano sulle altre.

Non pancano poi alcuni frammenti più isolati da questi due contesti principali, come per la più aggressiva Snowblind, o l’incantevole mid-tempo For The Strangers.

Se solo Sabotage fosse stata spostata al di sotto di Hit Me nella successione delle canzoni, allora l’album sarebbe stato letteralmente diviso in due metà, con il raggruppamento pop da un lato, e con quello più oscuro dall’altro, e personalmente penso che il gruppo avrebbe dovuto osare una separazione del genere, sicuramente più esplicita, per marcare due universi ben distinti in uno stesso album (anche se poi è quello che finirò per fare nella mia sequenza in iTunes).

Insomma, Bloodsports celebra la riunificazione dei Suede attraverso il loro suono più classico e rappresentativo, con un Richard Oakes in grado di sfoggiare alla grande gli sfavillanti riff di chitarra che producono la giusta dinamica nella maggior pare delle composizioni.

Una versione deluxe dell’album è disponibile, con due canzoni in più – con Dawn Chorus che riserva molto più di spazio alle tastiere rispetto agli altri pezzi dell’album – e sono entrambe la conferma della grandiosità delle b-sides dei Suede, sempre eccezionali e sublimi. E a questo proposito, spero che ce ne saranno altre che verranno presentate nei prossimi singoli.

Quindi, dieci (o dodici!) canzoni che formano nel suo insieme un album bello solido ed entusiasmante, per un ritorno indiscutibilmente esaltante. Cos’altro dire se non… “lunga vita ai Suede!” Continuate su questa strada, e continuate a farci godere, sempre!

Questa è la tracklist di Bloodsports:

  1. Barriers
  2. Snowblind
  3. It Starts And Ends With You
  4. Sabotage
  5. For The Strangers
  6. Hit Me
  7. Sometimes I Feel I’ll Float Away
  8. What Are You Not Telling Me?
  9. Always
  10. Faultlines

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