Valutazione dell'autore

10
Kickass level

iGod, istruzioni per l’uso di una religione fai da te è l’interessante libro di Daniele Bolelli, filosofo, artista marziale e professore all’università di Los Angeles.

Quanto successo può avere un libro che tratta del tema della religione da un punto di vista universale e obiettivo? A mio parere, e purtroppo, non moltissimo. La ragione per la quale sono sicuro di questa mia affermazione è che sono convinto che quando si ha a che fare con la religione, ci sono due fazioni che formano la maggioranza.

Da una parte ci sono quelli che hanno un rapporto di rigida esclusività con la loro bella religione, la rendono unica, sola, e soprattutto indiscutibile, quindi non avendo la mente disponibile a mettere in discussione nemmeno una virgola degli assiomi che seguono ciecamente e a testa bassa, non possono fare altro che considerare un libro del genere come un affronto personale, per cui non si sognerebbero nemmeno di sfogliarne la prima pagina.

Dall’altra parte ci sono quelli che restano indifferenti alla questione religiosa e spirituale – spesso confondendo le due – e che quindi non nutrono nessuna forma d’interesse, nemmeno remota, per un tema simile, per cui non possono fare altro che ignorare completamente un libro sull’argomento.

Chi resta, quindi, nel potenziale mirino di Bolelli? Ovviamente, la minoranza, cioè quelli che sono dotati di uno spirito libero e flessibile, che non hanno un paraocchi incollato addosso, e che grazie alla loro visione evolutiva non hanno paura di girare intorno a qualcosa per scoprirne nuovi angoli o sperimentare nuove prospettive di analisi.

Mi rendo conto di aver dato inizio alla mia recensione parlando del possibile successo che questo libro sia in grado di raggiungere, ma ovviamente il mio metro di giudizio non si basa minimamente sul numero di vendite, perché il valore di un’opera non si misura dal suo livello di successo, e proprio perché lo considero un magnifico lavoro di pensiero, l’idea che possa passare inosservato dalla massa mi procura una certa forma di amarezza, perché penso che si tratta di un capolavoro che tutti dovrebbero leggere, soprattutto quella maggioranza che ho appena citato.

Con questo libro Daniele Bolelli affronta di petto uno dei temi più sensibili sul piano pubblico, e lo fa in modo acuto, utilizzando quella profondità di pensiero di cui è prodigiosamente dotato. Attraverso i diversi capitoli che offrono varie prospettive d’approccio, l’autore percorre la moltitudine delle faccette che appartengono alla religione, e passa al setaccio i numerosi aspetti che contribuiscono a renderla uno strumento che offre delle soluzioni futili per la salvezza dello spirito umano, quando invece non ci sarebbe nulla da salvare, solo da vivere.

Bolelli fa un ottimo lavoro di analisi addentrandosi nei territori ambigui di alcune sacre scritture, e nel puntare il dito sulle aberranti contraddizioni sulle quali alcune delle religioni più sostenute al mondo si basano. Ed è assurdo non rendersi conto che l’insieme di tali contraddizioni potrebbe essere sufficiente a minare l’intera struttura portante delle religioni in questione, le quali vanno avanti da secoli e stanno in piedi solo perché nessuno prende la pena di scavare quel minimo per notare che sono costruite su fondamenta di cartone.

Ciò che trovo estremamente sensazionale, è che posso tranquillamente affermare di condividere ogni singola frase di questo libro, per cui nel leggerlo ho l’impressione perenne di voler dire “Diamine, questo l’avrei potuto scrivere io”, anche sapendo che ovviamente non sarei mai stato in grado di raggiungere le profondità di pensiero dello scrittore. Ma mi compiace poter dire “Ecco, questo è tutto quello che io penso riguardo alla religione, scritto da qualcun altro in modo molto più dettagliato, preciso e articolato di quanto io possa mai fare”, e la cosa mi regala una certa sensazione di conforto.

Senza mezzi termini, mi sento di dire che iGod è il vaffanculo rispettoso di Daniele Bolelli a tutte le religioni e a tutte le modalità di pensiero basate su dei dogmi precisi e sterili, e io non posso fare altro che associarmi a lui nel comunicare il messaggio, perché proprio come lui, penso che la religione non andrebbe riprodotta, ma piuttosto ripensata.

E comunque, per chiunque pensi che questo sia un libro per gli addetti ai lavori, cioè da leggere solo da chi fosse interessato alla religione, vorrei garantire che il titolo non rende giustizia al contenuto, perché con iGod, Daniele Bolelli non ha scritto un libro sulla religione, ma bensì un libro sulla vita.

Quindi, qualunque sia la vostra opinione sulla religione, se siete semplicemente interessati alla vita (e dovreste esserlo), leggetevi il libro. Non può farvi che bene, credetemi.

Ecco alcuni estratti dal libro, tra i miei preferiti:

Una delle cose più sane che ciascuno di noi dovrebbe fare è mettere in discussione tutto ciò che gli è stato insegnato. Non si tratta di mancanza di rispetto o di adolescenziale voglia di ribellarsi, significa semplicemente diventare adulti.

Senza una consapevolezza diretta, tanti abbracciano una versione semplicistica e favolistica della propria religione, senza preoccuparsi di verificare se la realtà non sia più complicata. È facile non fare in conti con le contraddizioni, se ignori che esistano.

Per quanta freschezza, bellezza ed energia un messaggio possa contenere, finisce per morire di una morte miserabile quando diventa un dogma. I seguaci si trovano così ad adorare il cadavere rinsecchito e mummificato di quella che un tempo era una splendida idea.

Le idee che non mettiamo in gioco non sono un tesoro da conservare, ma una gabbia da cui evadere.

Nella scelta dei valori che vogliamo usare per costruire la nostra religione, teniamo sempre d’occhio l’evidenza. L’efficacia non si misura sulla complessità di un argomento teologico o sul rumore che fanno i suoi seguaci. Si misura nelle azioni. I valori sono buoni soltanto se producono buoni risultati.

Arruolare Dio alla propria causa è una buona tecnica per guadagnare potere. La rivelazione è un espediente piuttosto comodo per far dire a Dio qualunque cosa noi vogliamo.

L’impossibilità di conoscere la verità dalla A alla Z implica che nessuno può reclamare la proprietà esclusiva, perché nessun metodo o dottrina è grande abbastanza per contenerla tutta.

Le religioni esclusive, invece, abbracciano la nozione di guerra santa come la logica conseguenza della battaglia cosmica tra il bene e il male.

Come sa bene l’industria della moda, le etichette hanno potere. Metti un nome famoso su una borsa o un vestito, e milioni di persone pagherebbero cifre folli per averli. Sta tutto nel nome. Le identità collettive non sono differenti. Abbracciarle ti fa sentire speciale, qualcosa che chi di per sé non è speciale cerca ad ogni costo. E di tutte le possibili forme di identità di gruppo, nessuna è più forte di religione ed etnia/nazionalismo.

Un sano spirito di ricerca comincia guardando alla realtà, esaminando l’evidenza e quindi ne trae le conclusioni. La fede fa l’opposto. Comincia con una convinzione circa la natura delle cose e poi va a cerca delle prove che coincidono con quella conclusione.

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